24 gennaio 2012 – Istantanee

Dal pubblico

Silvia F.


La cosa che mi è piaciuta di più sono le persone. Bella gente! Ho incontrato e respirato molta positività. Vi divertite tanto insieme, bello.  E poi l’ambiente è stimolante.
La serata temevo fosse pesante e invece… l’organizzazione è snella, veloce, ritmata, divertente e rende il tutto piacevole.

Gianni S.

Ho raccolto impressioni molto positive. E’ notevole il vostro spirito di gruppo. Credo che una delle componenti più importanti di un gruppo sia la motivazione e vi vedo ben motivati e “gasati”.  Il public speaking è ben organizzato e le ore insieme a voi sono passate velocissime, non ci si annoia! (Gianni ha vinto il Table Topics, la sessione dell’improvvisazione, come miglior speaker, complimenti! – vedi sotto – ndr)


Roberto

Sono molto timido, ho bisogno di sciogliermi e questo credo sia l’ambiente giusto.
Questa serata mi ha interessato, all’inizio ho faticato a dare un giudizio sugli speech perché non ho dei termini di paragone, ma poi ho capito meglio il funzionamento.
Le presentazioni sono state molto interessanti!

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24 gennaio 2012 – Intervista al Best Speaker

Intervista a Guglielmina Fallini, vincitrice del miglior speech martedì 24 gennaio 2012

Guglielmina Fallini, detta “Mimina”, ha fatto centro al suo primo discorso. Martedì sera ha vinto alla riunione del Toastmasters con un icebreaker scoppiettante dal titolo “Ho un soprannome!!!”, dove “icebreaker” significa rompere il ghiaccio con i soci, parlando di sé per la prima volta. Mimina l’ha fatto con grande verve e ironia, definendosi una “caterpillar”: «Quel soprannome con cui un giorno scoprii di essere chiamata dai miei collaboratori mi calzava come un vestito su misura!». Mimina ha descritto con grande passione e spiccata gestualità il suo temperamento volitivo e aperto al cambiamento, concludendo con una uscita vittoriosa sulle note di “We are the champion”.

Ti aspettavi di vincere?

Assolutamente no, per me è sempre stato difficile parlare in pubblico, una volta fu un flop con i miei collaboratori. Un conto infatti è farlo davanti allo specchio o con il registratore, un conto davanti a più persone. Così mi sono stupita di me stessa e sono stata felicissima per giorni, “gasata” di questa bella esperienza nonostante sia un periodo difficile al lavoro.

Da quanto tempo frequenti il Club e cosa ti piace di più?

Partecipo alle serate da settembre, quindi da cinque mesi. La cosa che mi ha colpito di più finora è che il Toastmasters ti dà disciplina sul tempo, sui movimenti e anche su come vestirti! Un paio di persone mi hanno fatto notare che la giacca con brontolo dei sette nani non era in sintonia con il mio stile propositivo, tutt’altro che lagnoso. In pratica io sono sempre un po’ esagerata nei modi, nel bene e nel male, mentre qui trovo delle regole che mi aiutano nella ricerca di equilibrio.

Un esempio di tua ‘intemperanza’?

Io ho il brutto vizio di interrompere le persone mentre parlano, come se fossi più veloce di loro nei pensieri e più intelligente. Al Toastmasters invece sto imparando ad ascoltare. Questo allenamento mi servirà molto sul lavoro, e non solo, perché se voglio ottenere dei risultati devo tener conto anche del punto di vista altrui.

Qual è il tuo primo obiettivo di miglioramento?

Trasferire nel reale le cose che imparo alle riunioni del Club. Voglio impostare i prossimi discorsi su temi che, ahimè, dovrò affrontare in azienda, come i sacrifici che dovrò richiedere (Mimina è socia di una decina di multisale cinematografiche, direttore del personale di 180 persone e come dice lei responsabile dell’ufficio “rogne e lamentele”!).

La comunicazione può aiutare nelle scelte difficili?

Sì, ho capito che non basta l’intelligenza per farsi capire o collaborare con gli altri, ma conta anche il modo in cui ti poni, in cui consideri i loro interessi e se, in una trattativa, trovi qualcosa di vantaggioso per entrambe le parti, perché invece con il conflitto non si va da nessuna parte. Insomma voglio riuscire a far remare tutti dalla stessa parte. Ritengo che una buona comunicazione sia cruciale in questo momento di crisi sia per motivare a fare meglio e di più, sia per accettare decisioni dolorose. Perché quando le cose vanno bene te la cavi con un premio, ma quando vanno male devi entrare più in relazione con gli altri.

Che cosa hai imparato dalla preparazione del primo discorso?

A non far trapelare le mie insicurezze. Il mio mentore, l’attuale presidente, parla poco ma dice cose importanti: chiarirsi il tipo di messaggio che si vuole trasmettere e lasciare da parte l’insicurezza, ossia non portare l’attenzione del pubblico su quello che pensi sia il tuo limite. Quella dell’autocritica è un po’ una deformazione professionale (Mimina è anche psicanalista - ndr).   

Hai fatto un inizio e un finale davvero accattivanti, mettendoti in gioco fin dall’inizio…

Ho seguito quello che era indicato sul manuale, puntare molto su una buona apertura e un finale d’effetto! L’aneddoto del caterpillar era calzante per raccontare di me e mi aveva colpito molto quando era saltato fuori!  

Quali altri ruoli hai già svolto in questi mesi al Toastmasters?

Ricordo l’Italian Grammarian che ho trovato difficile, perché oggi gli svarioni non li fa più nessuno (almeno chi frequenta il Club – ndr) e tuttavia non sempre è facile trovare belle espressioni linguistiche da sottolineare al pubblico.

Qual è il ruolo che ora ti attira di più?

Non vedo l’ora di organizzare un Table Topics, ossia la sessione di improvvisazione, e di fare il valutatore, perché sento di avere tante cose da dire.

Stai partecipando anche alle running session del Club in previsione della Stramilano…

Sì mi piace molto, è tutta un’altra cosa correre insieme, si corre molto di più senza accorgersene.

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10 gennaio 2012 – Intervista al best speaker

Laura Tavola ha vinto per la prima volta con il suo ottavo speech, ma è solo il secondo da quando si vota il miglior speaker della serata. Incentrato sull’uso di supporti visivi (“Get comfortable with visual aids”), quelli scelti da Laura sono stati vincenti. Bigodini, retina, occhialini e cuffia da nuoto, chiavi, tisana e cartello “Vendesi” hanno animato e reso esilaranti le descrizioni dei vicini di casa nei quali, volente o nolente, si imbatte tutti i giorni, mattina e sera.

Come ti è venuta l’idea?

Fino al venerdì prima non sapevo di cosa parlare, ero nel panico, volevo farmi sostituire, poi sabato parlandone con un mio vicino di casa, che è mio amico (il musicista del racconto), l’idea c’è venuta insieme!

Ti sei divertita a preparare il discorso?

A quel punto, con l’idea chiara in testa, è stata una sorpresa la facilità con cui ho scritto il discorso e con cui poi l’ho esposto, parlando di me, delle mie abitudini quotidiane e delle mie emozioni.

Come mai è stata una sorpresa?

In genere mi è più facile parlare delle emozioni altrui. Il settimo discorso per esempio l’ho dedicato alla tragica storia della pittrice Artemisia e il sesto a un mio viaggio a San Francisco, raccontato però con un po’ di distacco, come fossi una guida turistica.

Quindi è la prima volta che parli direttamente di te?

Sì e ho scoperto essere più facile di quanto pensassi, ma ad ogni modo per me resta un po’ più imbarazzante. Anche se ho compreso che la mia autoironia naturale mi può aiutare molto, si tratta solo di prendere un po’ di confidenza!

Eppure hai trasmetto calma e self control anche questa volta, non trapela mai agitazione nei tuoi discorsi.

Ne sono contenta, in realtà sono una timida, ma è vero che il Toastmasters (TM) mi ha aiutato a diventare più sicura.

Da quanto tempo sei socia?

Questo è il terzo anno, ma l’avevo già frequentato nel 2001 per due anni, poi però per impegni di lavoro avevo dovuto sospendere, ma appena ho potuto sono tornata, perché ci pensavo spesso e mi mancava.

Che cosa ti mancava di più?

Mi mancava la possibilità di poter lavorare sulla comunicazione efficace e migliorare le mie doti di comunicazione nei rapporti interpersonali con amici e colleghi. 

Quali sono i ruoli che ti piace svolgere di più nelle serate del TM?

Mi sento più a mio agio e sicura nei ruoli di leadership, perché sono meno imprevedibili, nel senso che preparandomi posso dare il meglio.

Anche il discorso è preparato…

Sì, ma ci sono più elementi incontrollabili, primi tra tutti la gestione dell’emozione e la reazione dell’audience. Sto imparando strada facendo, è una palestra meeting dopo meeting, devo tanto al TM!

I tuoi Table topics (i 15 minuti di improvvisazione) sono… proverbiali!

In genere l’idea mi viene all’ultimo, messa alle strette, ma una volta arrivata mi do da fare perché le persone si sentano a loro agio e partecipino liberamente. Perché so bene quanto sia difficile improvvisare! Così l’ultima volta ho accompagnato i proverbi con immagini spiritose che li richiamassero, la volta precedente ho usato frasi e immagini di pubblicità ritagliate dai giornali e un’altra volta ancora avevo portato le spiritose calamite appese al frigo, accumulate durante i miei innumerevoli viaggi. In pratica nel Table topics esprimo la creatività che mi sorprendo ad avere, perché per natura e formazione sono molto razionale (ho studiato economia e commercio e lavoro in una banca di investimenti).

Eppure…

Eppure grazie alle iniziative del TM si scoprono lati nascosti!

Cos’altro ti piace del TM?

Mi piace seguire i discorsi e sentire le valutazioni. Si impara da tutti e prendo appunti soprattutto durante le valutazioni, perché sentendo quelle altrui affino anche la mia capacità di giudizio, step by step.

In cosa pensi di essere migliorata di più?

Nell’eye contact senz’altro. Prima ero velocissima e fermavo poco lo sguardo sulle persone, ora ci sto più attenta. Anche se martedì scorso ho peccato e mi sono rivolta di più al lato destro… ma non si riesce a gestire sempre tutto, farò meglio la prossima volta! Ora faccio meno trascinamenti e le gambe non tremano più. Inoltre sono migliorata nell’organizzazione del discorso.

In che senso?

Ho capito che una bella introduzione cattura l’attenzione e una bella conclusione lascia traccia. Martedì sono stata credibile, hanno creduto davvero volessi vendere casa (questo tipo di annunci non si può fare al club), ma era uno scherzo, poi ho stracciato il cartello “Vendesi”. E in questo mi ha aiutato anche il pubblico perché una persona ha mostrato davvero interesse per la casa!

In cosa vorresti migliorare ancora?

Vorrei variare di più il tono della voce (“Vocal variety”), concedermi più varietà nella mia pacatezza e vorrei esercitarmi di più nelle valutazioni, che sono un grande regalo per le persone, preziosi spunti di miglioramento. Infine, nelle riunioni di lavoro e soprattutto nelle vicende di vita quotidiana, vorrei essere più veloce e pronta a dire la mia, farmi meno problemi e prendermi più spazio. È premiante dire quello che si pensa spontaneamente e non aspettare sempre il momento propizio. Perché spesso qualcun altro arriva prima di te.

Insomma consiglieresti il TM?

Certamente e io lo pubblicizzo molto con amici e conoscenti.
Al TM si ha la possibilità di crescere, nella misura in cui ci si impegna, e di divertirsi, imparando al contempo un sacco di cose. Oltretutto, il TM mi ha dato l’opportunità di conoscere persone splendide e coltivare amicizie straordinarie.

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10 gennaio 2012 – Istantanee

Dagli ospiti

Barbara: «Serata istruttiva e costruttiva!»

La serata mi è molto piaciuta, l’ho trovata istruttiva. Bello il clima costruttivo e il fatto di palesare i propri punti forti e quelli invece dove c’è margine di miglioramento. Ho vissuto in maniera empatica lo speech in inglese di Francesco, bravissimo! Fossi stata in lui avrei provato un panico nero… Serata interessante in cui ho potuto vedere i Toastmasters in azione. Grazie!

Riccardo: «Finalmente sono tornato in palestra!»

Ho ritrovato lo stesso clima professionale e di alto livello che avevo riscontrato nel 2004 (Riccardo era  un socio – ndr). A suo tempo, mio malgrado ho dovuto abbandonare il TM per un trasferimento di lavoro, ma ora sono tornato e ho tutte le intenzioni di frequentare questa bella “palestra”!

Gianfranco: «Valutazioni con grande competenza!»

Ho deciso di venire al TM e di “buttarmi”. Sono un timido, ma ho colto al volo l’opportunità di partecipare a questa bella serata.  In Spagna ho frequentato ambienti del genere ma molto informali, qui invece il clima è più professionale e, a livello tecnico, le valutazioni dei soci vengono fatte in maniera molto competente. Serata interessante e completa, complimenti!

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13 dicembre 2011 – Istantanee

Dagli ospiti

MARINA D.: «Con le valutazioni presentare è crescere!»
Mi è piaciuto vedere un approccio estremamente professionale al public speaking. La struttura dell’incontro è bene organizzata ed è molto interessante il fatto che -oltre ai discorsi- ci siano poi dei valutatori dei discorsi stessi. In questo modo presentare è crescere.  Anche i cambi di ruolo dei soci nei vari meeting sono interessanti. In particolare trovo utile quello del grammarian in inglese .

VINCENZO B.: «La sfida è riuscire a trasmettere nel migliore dei modi il tuo messaggio!»  Questi incontri mi interessano molto perché alla fine certo è importante quello che sai, quello che sei, quello che pensi, ma altrettanto importante è trasferire questi concetti nella maniera più corretta ed “effective” possibile. E farlo nel migliore dei modi non è affatto banale…

DANIELA D.: «Mi ha colpito la professionalità e il livello di dettaglio della serata »
All’inizio ero molto curiosa di capire e vedere cosa potesse succedere in un incontro di questo tipo. Non pensavo assolutamente che esistesse un club a livello internazionale capace di preparare gli speaker a questo livello. C’è un concentrato di grande professionalità nel farlo…

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22 novembre – Intervista ad Angelo Mascaro

Primo discorso del manuale avanzato “The Professional Speaker”
Cambiare la vita in quattro giorni

Niente votazioni stasera, nessun “miglior discorso”, ma diamo la parola ad Angelo Mascaro che, concluso il manuale di “Competent Communication” con i primi dieci speech, si accinge ad affrontare il manuale avanzato “The Professional Speaker”. Obiettivo del primo discorso, che ha tenuto in inglese, è stato di motivare e coinvolgere i partecipanti all’inizio di un suo presunto seminario su come cambiare la vita in quattro giorni. Per scaldare l’ambiente ci ha fatto alzare e abbracciare, un gesto inusuale che ha sorpreso la platea ed è piaciuto a tutti. Quindi con l’aiuto di un fascicoletto che ha distribuito ci ha accompagnato nella metafora delle quattro stagioni fino a convincerci di cambiare la nostra vita!

Da quanto tempo fai parte del Toastmasters?

Da due anni e due mesi.

Perché hai iniziato?

Avevo dei seri problemi a parlare in pubblico, nelle presentazioni in azienda e, in particolare, se la platea era un po’ ostile. Allora l’emozione mi assaliva e mi faceva balbettare, non mi usciva più la voce. Avevo letto su un libro di formazione, “Massimo rendimento” di Brian Tracy, di questa iniziativa e mi sono innamorato subito! Inoltre cercavo un ambiente che condividesse le mie stesse passioni e con il Toastmasters l’ho trovato.

Quali sono i cambiamenti più forti che hai notato in questi due anni?

Imparare a tenere sotto controllo la paura e, prima ancora, che è il motivo per cui mi sono buttato in questa avventura, abituarmi a guardarla in faccia e affrontarla. Prendere in mano le redini della mia vita e ascoltare i segnali che arrivano dalla paura, senza più esserne guidato né influenzato negativamente.

Oggi non c’è più la paura?

Non è completamente scomparsa, ma è sotto controllo. Oggi due o tre volte il cuore mi è battuto forte prima di iniziare, ma poi mi sono calmato.

Anch’io stasera all’inizio ero agitata, ma la cosa bella è che ci si accorge subito e si aggiusta il tiro in fretta!

Sì, soprattutto nel ruolo del Toastmaster of the day, conducendo l’intera riunione si possono correggere gli errori e fare meglio di minuto in minuto! È il ruolo più utile secondo me del manuale sulla leadership.

Cos’è cambiato nella tua postura da quando frequenti il Toastmasters?   

All’inizio tenevo un braccio piegato verso di me con il pugno chiuso, come reggessi uno scudo per proteggermi. Mi è stato fatto notare ed ora non lo faccio più. Inoltre, dopo il seminario con Roberto Erario sulla programmazione neuro-linguistica (pnl), ho preso più coscienza di come mi muovo nello spazio. Oggi non mi muovo più a casaccio, ma so cosa faccio. E dove.

I discorsi per migliorare richiedono molta preparazione a casa?

Un po’ di allenamento ci vuole, ma si impara soprattutto facendo davanti agli altri, così si vincono le paure.

Quando ti sei accorto che qualcosa stava cambiando?

Al terzo discorso sul dimagrimento. Mi sentivo a mio agio con questo argomento e sono stato sciolto. A volte infatti anche l’argomento influisce sul modo di parlare. Se sono molto coinvolto, ma con delle difficoltà, faccio più fatica; se invece il tema mi è familiare e mi appassiona senza criticità è tutto più facile, come quando ho raccontato come si guida una barca.

Come ti senti ad aver concluso il primo manuale e ad aver iniziato questo manuale avanzato?

Il primo ciclo si è concluso con una piccola delusione perché dovevo ispirare felicità e forse non ce l’ho fatta del tutto. Ora sono partito subito con una sfida: parlare in inglese. È come se stasera avessi fatto l’icebreaker in inglese. Una nuova sfida per me!

Contento del tuo discorso?

Sono soddisfatto anche se devo migliorare la gestione del tempo e del ritmo.

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22 novembre 2011 – Istantanee

Dagli ospiti

Nello: «Tanto entusiasmo e voglia di fare, mi piace!»
Ho partecipato alla riunione con l’obiettivo di apprendere nuove capacità per poi svilupparle. Ho trovato un ambiente molto positivo, pieno di entusiasmo e voglia di fare, dove si è a proprio agio e liberi di parlare tranquillamente. Sono convinto che in un ragionevole lasso di tempo anche i nuovi potranno crescere.

Patrizia: «Qui il ghiaccio si rompe in fretta!»
Ognuno si è sentito libero di parlare, rompendo così il ghiaccio iniziale. Ho vissuto una esperienza molto positiva.

Guglielmo: «È diverso parlare in piedi che seduti…»
Parlare davanti al pubblico e in piedi è molto diverso che non farlo da seduti e quindi è interessante sentire come si reagisce. Mi sono piaciuti molto i discorsi fatti in inglese e anche la valutazione del “grammarian”. Bella anche la varietà di presentazioni: quella di Elena molto teatrale, quella di Davide più tecnica e professionale, quella di Angelo particolare. Ha voluto coinvolgere il pubblico, un po’ all’americana, mi è piaciuto!

Cristina: «Mi aiuterete a parlare in inglese davanti a tutti!»
Sono contenta di aver avuto questa opportunità dal mio collega, è ancora forte l’imbarazzo di parlare in pubblico, ma tornerò! Voglio imparare a tenere discorsi in inglese, perché spesso devo preparare delle presentazioni in lingua e ho qualche problema di esposizione. Credo che i vostri incontri mi aiuteranno!

Vincenzo: «Faremo una bella esperienza insieme!»
Serata molto interessante, una bella esperienza da fare insieme! Spero di riuscire a migliorare le mie capacità di public speaking.

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8 novembre 2011 – Intervista al vincitore della serata per miglior discorso

 

«Il più grande risultato è che ora padroneggio la voce!»

Con “Mani di fata”, il discorso che ha vinto la riunione del Toastmasters l’8 novembre, Cecilia Sartori ha svolto una brillante parodia del mondo delle offerte commerciali e del rischio comune di incorrere in bufale e spiacevoli situazioni. Morale: controllare sempre prima di acquistare trattamenti su internet e, quando si arriva nei luoghi indicati, cercare subito le vie di fuga!

L’obiettivo del tuo speech, il sesto del Manuale Competent Communication, era la «vocal variety», ossia modulare la voce su più toni e volumi. Be’ hai fatto decisamente centro! Come hai fatto?

Preparare questo discorso con l’obiettivo specifico della «vocal variety» mi ha permesso di affinare questa abilità che, fin dal primo discorso, mi era stata indicata come area di miglioramento. Provando e riprovando e mettendomi in gioco, oltre il mio limite, i miglioramenti sono arrivati e anche velocemente.

Da quanto tempo sei socia del Club Toastmasters Milan-Easy?

Da poco più di un anno.

Perché hai deciso di frequentarlo?

Ero rimasta colpita dalla capacità di parlare in pubblico di alcuni soci, così ho deciso di partecipare anch’io.

Con quali obiettivi?

Imparare a padroneggiare di più la voce, usando lo strumento con più consapevolezza ed efficacia per riuscire a ispirare altre persone.

Addirittura ispirare altre persone?

Nel mio lavoro formo tanti giovani che scelgono di svolgere un anno di servizio civile presso l’Avis, l’Associazione Nazionale Volontari del Sangue. Per me è quindi importante riuscire a motivarli affinché, anche dopo il servizio civile, continuino a fare volontariato e ci diano una mano. Perché sai, tanti scelgono di fare il servizio civile solo per il rimborso dei 400 euro mensili, ma lo scopo è di servire la patria senza armi e attraverso l’impegno in attività sociali. Per sensibilizzare su questi aspetti è quindi importante trovare le parole giuste e il modo giusto di dirle!

In che cosa ti vedi migliorata?

Ti faccio un piccolo esempio. La prima volta che, come ospite, sono stata chiamata al Table Topics, ossia nel quarto d’ora di improvvisazione previsto in ogni serata, mi hanno contato una ventina di “ah”. Non ero neppure consapevole di fare tutti questi intercalari! Così mi sono preoccupata, mi sono iscritta e ho iniziato a fare più attenzione ai dettagli. Ti assicuro che, facendo discorsi, e non solo ascoltando quelli degli altri, si migliora! Più in generale posso dire che prima vigeva l’anarchia nella mia voce, ora la governo e questo è il vero successo!

Si impara divertendosi?

Sì, sono molto contenta dei miglioramenti che faccio, come dicevo provando, rischiando e soprattutto divertendomi! L’ultimo discorso l’ho ripetuto tante volte in treno tornando da Lucca, la mia città natale. Le persone mi guardavano stranite, è stato divertente!

Quanti discorsi hai vinto finora?

Mi sembra tre su sei.

Come scegli gli argomenti che sono sempre molto curiosi, con uno sfondo sociale, tipo sui gruppi d’acquisto, sulla frutta di stagione, su cosa fare in alternativa alla tv e sul monastero buddista di Pomaia?

Scelgo temi che mi appartengano e che mi abbiano colpito.

Qual è il tuo prossimo obiettivo al Toastmasters?

Voglio sfidarmi su discorsi con finalità meno congeniali per me, che coinvolgano, provochino, divertano e ispirino al cambiamento. Finora infatti ho solo raccontato che mi viene più facile.

Da luglio fai anche parte del comitato esecutivo, come vicepresident membership. Come vivi questo l’impegno?

Questo club mi ha dato tanto e mi dà tanto, credo quindi sia giusto restituire quello che si è ricevuto in uno spirito di reciprocità. Se fosse stato meno arricchente, oltre alle mille cose che ho da fare, non credo avrei condiviso tempo e voglia di fare al club.

 

 

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8 novembre 2011 – Istantanee

Dagli ospiti

Andrea F.: «Bello l’ambiente internazionale»

Non è comune a Milano trovare italiani che parlano in inglese e americani che parlano in italiano. Beh nel vostro club avviene e l’ho trovato interessante e piacevole. Mi sono sentito accolto bene dalla vostra accoglienza, grazie!

Marina B.: «L’impressione che date è di essere un organismo dove tutto è ben integrato»

La cosa che mi ha colpito di più è stato l’effetto che date di essere un organismo affiatato che funziona bene e, soprattutto, l’interscambiabilità dei ruoli di volta in volta, da speaker a valutatore, da timer a toast master of the day  Complimenti!

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25 ottobre 2011 – Istantanee

Dagli ospiti

MIMMINA: «Se mi accettate, mi iscrivo»
Sono entusiasta fin dalla prima volta (questa è la terza n.d.r.) e stasera, se mi accettate, mi iscrivo!

PAOLA SPREAFICO: «Mi sembra una palestra per la mente»

«Sono una persona spumeggiante e sto cercando di incanalare le mie bollicine, per usare la stessa metafora. Noto sempre di più che la professionalità e la capacità di gestire la serata sono molto elevate. Noto anche, con grande umiltà, quanto vi sia da imparare. Anch’io la prossima volta mi iscrivo!

Mi sono gelata alla chiamata del TableTopic (i 15 minuti di improvvisazione): se so di dover parlare mi blocco completamente. Questa cosa, da me, non me l’aspettavo. (La volta precedente aveva manifestato la sua delusione per non essere intervenuta nella discussione, le era quindi stato preannunciato che sarebbe stata chiamata – ndr).

Apprezzo moltissimo il rispetto dell’“etichetta” (ruoli e tempi). Inoltre, oltre alla crescita personale, si incontrano persone “filtrate”, accomunate da una serie di cose, come il parlare inglese, l’obiettivo comune e l’impegno per raggiungerlo. Mi sento spavalda, ma devo ammettere che qui devo avvicinarmi con umiltà.

È un ambiente molto stimolante. Io esco tanto, faccio tante cose, ma da un po’ di tempo mi mancava l’uscita stimolante. Qui mi sembra di essere tornata in una palestra per la mente.

 

CARMEN PRINCI: «Mi sento bene»

Sono arrivata con una certa idea ed esco di qui con un’idea più entusiasmante: ne esco arricchita. Mi sento bene. Vi faccio i miei complimenti!

 

ALBERTO R: «Mi ha colpito la vostra gentilezza»

Questa serata ha centrato tutte le mie aspettative. Mi sono piaciute la professionalità e la passione con cui è stato organizzato l’incontro e vi ringrazio per la gentilezza con cui mi avete accolto.

Punti di forza: L’accoglienza e il fatto di essere stato coinvolto. C’è un bell’ambiente e poi gli speaker… ci credono tutti a quello che fanno!

Criticità: Ho paura che dopo un po’, entrando in confidenza con le persone, non sia la stessa cosa che trovarsi davanti a un’audience di sconosciuti. (Ma ci sono sempre ospiti nuovi – ndr)

 

MARIKA DI VITA: «Un’organizzazione superiore a quella estera»
Ho fatto un corso di public speaking a Londra, ma mi sembra che questa organizzazione sia superiore a quella estera!

Da un socio

«Una serata da sogno»
Una serata “da sogno”, anche stasera un’esperienza “proverbiale”… Toastmasters si conferma la nostra “dinamo” per illuminare la paura di parlare in pubblico, occasione per incrociare la bellezza di mille culture, per vivere un coinvolgente pellegrinaggio verso
nuove parole, nuovi racconti.
CS

 

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