Intervista a Nicola Selenu – Quando l’umorismo è “una cosa seria”

La terza Speech-A-Thon dell’anno 2014/2015 inizierà con un educational di Nicola Selenu su un argomento che è, probabilmente, l’asso nella manica per eccellenza di ogni speaker di talento: lo humour. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Nicola, che ci ha dato qualche interessante spunto in vista di sabato 23 maggio.

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Ciao Nicola e grazie per la tua partecipazione a questa intervista. La Speech-A-Thon di sabato 23 maggio si aprirà con un tuo intervento, intitolato: “L’umorismo è una cosa seria”. Chi frequenta il nostro club da un po’ di tempo sa che hai un background di teatro e che, lo scorso novembre, ti sei laureato Campione italiano Toastmasters di discorsi umoristici. Come è nato questo tuo interesse?

Sono io che vi ringrazio. Partecipare a questa intervista è per me un piacere e un onore! Il primo posto nazionale ai discorsi umoristici mi rende molto orgoglioso e mi sprona a continuare per questa strada con dedizione sempre maggiore. Vorrei replicare!
È vero, ho praticato per tanti anni il teatro di improvvisazione comica, anche se la mia passione per l’umorismo è iniziata da piccolissimo e si deve probabilmente a varie influenze familiari. :) Premesso che in casa siamo tutti un po’ matti, a mio padre devo principalmente l’amore per i mostri sacri del cinema comico nostrano: su tutti Totò, Tognazzi, Verdone. Al carattere forte ma realista di mia madre devo un certo cinismo e pragmatismo con cui leggo il mondo. A mio fratello maggiore e alla sua banda di amici scalmanati devo la precocissima esposizione agli Elio e le Storie Tese e ai Monty Python che divennero presto i miei miti personali (insieme ai deliranti personaggi dei cartoni animati giapponesi come Lamù, Arale). E’ stato un crescendo continuo che mi ha portato a divorare ogni sorta di prodotto che fosse comico o, ancora meglio, demenziale!
Riassumendo: ho scoperto di amare morbosamente l’umorismo in ogni sua forma e che mi sarebbe piaciuto riuscire a far ridere gli altri. Qualcosa ho imparato, ma la strada per me è ancora molto lunga.

A volte si dice che sia molto più difficile far ridere che far piangere. Quali sono gli ingredienti indispensabili per suscitare una risata spontanea?

Far ridere non è facile… se non sai come farlo. Eppure è uno strumento potentissimo per migliorare la vita delle altre persone, superare situazioni sociali, creare legami. E fa bene anche all’affamatissimo ego del comico stesso, non dimentichiamolo.
Fortunatamente, far ridere è un’arte con regole precise e che si può pertanto apprendere e perfezionare! Mi piace moltissimo il concetto di “ingredienti indispensabili” perché effettivamente nell’umorismo questi esistono e, una volta compresi, è possibile utilizzarli in alcune “ricette” per mettere tutto insieme nel migliore dei modi.
Non lo nego, i meccanismi che elicitano la risata sono tantissimi anche se quasi tutti possono essere facilmente ricondotti alle due grandi teorie dell’umorismo di cui parlerò sabato: la teoria della superiorità e la teoria della sorpresa.
La “teoria della sorpresa” ci dice che ridiamo quando veniamo sorpresi da una incongruenza che si dimostra innocua. Se ci facciamo caso, le battute divertenti e che funzionano si rivelano solo alla fine, in maniera inaspettata e… liberatoria!
La “teoria della superiorità” ci dice che ridiamo quando ci sentiamo improvvisamente superiori a qualcun altro. Questo meccanismo ci spiega perché diverte vedere qualcuno in imbarazzo o umiliato, ancora meglio se questo qualcuno è un potente o supposto tale, dato che in noi scatta una sensazione di vittoria e riscatto.
Queste due leve, non necessariamente intercambiabili, funzionano bene insieme al cosiddetto “meccanismo di riconoscimento” che fa scattare una particolare molla nel pubblico… quella che ti fa dire dentro di te “Hey, è vero! succede anche a me!”, per intenderci. Infatti, nell’observational humour, si dice spesso “fa ridere perché è vero”. Vi è mai capitato? ;-)
Questo ci ricorda che il nostro discorso deve essere di valore e interesse per il pubblico ancora prima che per noi. In un discorso umoristico bisognerebbe tenersi moderatamente lontani da espressioni come “Io”, “me”, etc. a favore di parole più inclusive come “noi” o domande lapalissiane che però centrano dettagli della quotidianità.. “vi è mai successo di..?” e cose così. Tu sei il comico, ma lo spettacolo è per LORO (e rideranno solo se se ne sentono protagonisti).
L’ho detto e lo ribadisco: l’umorismo è una cosa seria! Cribbio.

Cosa possiamo aspettarci dal tuo educational, sabato 23? Hai in serbo qualche suggerimento per impiegare meglio lo humor nella nostra comunicazione?

Che si tratti di un discorso umoristico o di qualunque altro tipo di discorso, la struttura della singola “battuta” è sempre la stessa. Perciò spenderò molte parole sui meccanismi della risata, sulla struttura della battuta e su come trovare idee originali per produrne in quantità. Seguirà un’infarinatura sulle caratteristiche generali di un discorso comico, a come includere battute in qualunque speech e suggerimenti per l’esecuzione. In altre parole, cercherò di coprire 2 aree: la preparazione della battuta e il perfezionamento di un discorso in ottica umoristica. Ovviamente il tempo è assai tiranno e potrò dare solo un assaggio di tutto quello che ci sarebbe da dire sull’argomento. Ciò nonostante, il mio obiettivo per questo educational resta comunque quello di dare a tutti i presenti una serie di strumenti pratici per imparare a scrivere battute comiche da applicare a piacimento. Speriamo bene!

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Nel darvi appuntamento a questo sabato, 23 maggio, per vedere e ascoltare Nicola e altri dieci fantastici speaker con altrettanti discorsi, non resta che:

1) cliccare qui per partecipare
2) mettersi comodi e godersi il video del discorso che ha incoronato Nicola come Best Humorous Speaker allo scorso Division Contest di Torino

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