24 gennaio 2012 – Intervista al Best Speaker

Intervista a Guglielmina Fallini, vincitrice del miglior speech martedì 24 gennaio 2012

Guglielmina Fallini, detta “Mimina”, ha fatto centro al suo primo discorso. Martedì sera ha vinto alla riunione del Toastmasters con un icebreaker scoppiettante dal titolo “Ho un soprannome!!!”, dove “icebreaker” significa rompere il ghiaccio con i soci, parlando di sé per la prima volta. Mimina l’ha fatto con grande verve e ironia, definendosi una “caterpillar”: «Quel soprannome con cui un giorno scoprii di essere chiamata dai miei collaboratori mi calzava come un vestito su misura!». Mimina ha descritto con grande passione e spiccata gestualità il suo temperamento volitivo e aperto al cambiamento, concludendo con una uscita vittoriosa sulle note di “We are the champion”.

Ti aspettavi di vincere?

Assolutamente no, per me è sempre stato difficile parlare in pubblico, una volta fu un flop con i miei collaboratori. Un conto infatti è farlo davanti allo specchio o con il registratore, un conto davanti a più persone. Così mi sono stupita di me stessa e sono stata felicissima per giorni, “gasata” di questa bella esperienza nonostante sia un periodo difficile al lavoro.

Da quanto tempo frequenti il Club e cosa ti piace di più?

Partecipo alle serate da settembre, quindi da cinque mesi. La cosa che mi ha colpito di più finora è che il Toastmasters ti dà disciplina sul tempo, sui movimenti e anche su come vestirti! Un paio di persone mi hanno fatto notare che la giacca con brontolo dei sette nani non era in sintonia con il mio stile propositivo, tutt’altro che lagnoso. In pratica io sono sempre un po’ esagerata nei modi, nel bene e nel male, mentre qui trovo delle regole che mi aiutano nella ricerca di equilibrio.

Un esempio di tua ‘intemperanza’?

Io ho il brutto vizio di interrompere le persone mentre parlano, come se fossi più veloce di loro nei pensieri e più intelligente. Al Toastmasters invece sto imparando ad ascoltare. Questo allenamento mi servirà molto sul lavoro, e non solo, perché se voglio ottenere dei risultati devo tener conto anche del punto di vista altrui.

Qual è il tuo primo obiettivo di miglioramento?

Trasferire nel reale le cose che imparo alle riunioni del Club. Voglio impostare i prossimi discorsi su temi che, ahimè, dovrò affrontare in azienda, come i sacrifici che dovrò richiedere (Mimina è socia di una decina di multisale cinematografiche, direttore del personale di 180 persone e come dice lei responsabile dell’ufficio “rogne e lamentele”!).

La comunicazione può aiutare nelle scelte difficili?

Sì, ho capito che non basta l’intelligenza per farsi capire o collaborare con gli altri, ma conta anche il modo in cui ti poni, in cui consideri i loro interessi e se, in una trattativa, trovi qualcosa di vantaggioso per entrambe le parti, perché invece con il conflitto non si va da nessuna parte. Insomma voglio riuscire a far remare tutti dalla stessa parte. Ritengo che una buona comunicazione sia cruciale in questo momento di crisi sia per motivare a fare meglio e di più, sia per accettare decisioni dolorose. Perché quando le cose vanno bene te la cavi con un premio, ma quando vanno male devi entrare più in relazione con gli altri.

Che cosa hai imparato dalla preparazione del primo discorso?

A non far trapelare le mie insicurezze. Il mio mentore, l’attuale presidente, parla poco ma dice cose importanti: chiarirsi il tipo di messaggio che si vuole trasmettere e lasciare da parte l’insicurezza, ossia non portare l’attenzione del pubblico su quello che pensi sia il tuo limite. Quella dell’autocritica è un po’ una deformazione professionale (Mimina è anche psicanalista - ndr).

Hai fatto un inizio e un finale davvero accattivanti, mettendoti in gioco fin dall’inizio…

Ho seguito quello che era indicato sul manuale, puntare molto su una buona apertura e un finale d’effetto! L’aneddoto del caterpillar era calzante per raccontare di me e mi aveva colpito molto quando era saltato fuori!

Quali altri ruoli hai già svolto in questi mesi al Toastmasters?

Ricordo l’Italian Grammarian che ho trovato difficile, perché oggi gli svarioni non li fa più nessuno (almeno chi frequenta il Club – ndr) e tuttavia non sempre è facile trovare belle espressioni linguistiche da sottolineare al pubblico.

Qual è il ruolo che ora ti attira di più?

Non vedo l’ora di organizzare un Table Topics, ossia la sessione di improvvisazione, e di fare il valutatore, perché sento di avere tante cose da dire.

Stai partecipando anche alle running session del Club in previsione della Stramilano…

Sì mi piace molto, è tutta un’altra cosa correre insieme, si corre molto di più senza accorgersene.

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